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Coppa Africa 2017, tanto calcio e poco social

Pubblicato da Redazione il 9 gennaio 2017 alle 9:56

La Coppa d’Africa 2017 sta per iniziare, mancano pochi giorni per la massima competizione tra nazioni del continente nero. Si gioca in Gabon e, anche in questa edizione, la musica sembra quella di un tempo. E per musica non si intende quella di bonghi e vuvuzela che piomberanno sugli spalti con la stessa inadeguatezza di un abbacchio in un pranzo vegano. Parliamo di altro, dello stato d’animo che accompagna da anni questa coppa da sempre. Ogni volta si sente la stessa storia: “un continente calcisticamente in crescita che, prima o poi, ruberà il primato all’Europa e al Sud America”. Una speranza che però non corrisponde mai alla realtà. Impianti fatiscenti, giocatori improbabili e un contorno che più di un calcio in crescita ricorda quello di un torneo amatoriale.

Coppa Africa

I coloratissimi tifosi della Coppa di Africa

Tornando all’edizione che partirà tra pochissimo probabilmente ci sarà qualche piccolo passo in avanti, ma ancora troppo timido per sperare di accorciare alla svelta il gap con il calcio dei bianchi. Ovvio oggi la comunicazione è globale e, anche grazie ai social, si possono ridurre distanze che sembrano inavvicinabili. Il mondo dei social network però è come il calcio. Non basta avere un pallone, bisogna prima di tutto saperlo calciare. E come calciano la sfera della comunicazione digitale questi africani? Forse addirittura peggio di quella di cuoio.

Coppa Africa 2017

Partiamo dai profili ufficiale della competizioni. Sia su twitter che su facebook la Coupe d’Afrique des Nations c’è. Fino a qui bene, potrebbe però già far discutere la scelta di parlare il francese come lingua ufficiale della competizione. Diventa così il poco intuitivo #CAN2017, l’hastag della competizione. Il risultato? Pochissimi ne parlano e l’account non decolla. Twitter  ha infatti solo 1657 follower e un’attività che definire pigra sembrerebbe riduttiva: solo 123 tweet. Decisamente più rosea la situazione su facebook . Qua il profilo ufficiale ha ottimi numeri, la pagina piace a 1.297.897 persone. Infine c’è Instagram, qua troviamo 26.500 follower. Rimane bassa però l’interazione, i post sono fermi a 724. Sarebbe il caso di prendere in prestito le parole di Morandi, Ruggeri e Tozzi: “Si può dare di più”.

Neil Tovey

La vittoria del Sudafrica nel ’96, Mandela dà la coppa a Neil Tovey

Dai profili ufficiale alle singole squadre. Il Senegal sembra la più social. Sono divertenti i video girati all’interno dello spogliatoio e alcune foto pubblicate prima della partenza. Il fatto che la maggior parte della rosa è composta da giocatori che giocano in campionati europei, probabilmente aiuta a capire meglio come funzioni questo linguaggio.

Poi c’è chi come il Togo sceglie la strada dell’ironia. Il loro video (di cui vi avevamo già parlato) sul trattore è un elogio alla spartanità degno del miglior Leonida. Poi aggiungiamoci Claude Le Roy, un allenatore francese con la capigliatura di Montezemolo e l’occhiale di John Lennon. Questo tecnico è un vero e proprio personaggio amatissimo sui social. Dal 1985 che si siede sulle panchine di mezzo (terzo) mondo. Dalla Malesia, al Camerun, passando per il Ghana e la Siria. Poi è transitato nel 2015 in Congo, per arrivare qualche mese fa su quella dove gioca anche l’ex attaccante dell’Arsenal (ora disoccupato, ma capitano) Emmanuel Adebayor.

Claude Le Roi

Claude Le Roi, in tutto il suo splendore

Chiudiamo con l’Uganda. Squadra rivelazione nei gironi di qualificazione, composta da quasi tutti giocatori che militano nei campionati del continente nero. Nella competizione rischia di trovarsi di fronte a un bivio: essere la sorpresa o recitare il ruolo di cenerentola. La loro rosa, a chilometri zero, incide notevolmente e in negativo sui social network. C’è infatti solo un profilo ufficiale che è quello su twitter. Attivo dal 2011, è riuscito a cinguettare appena 705 volte in 6 anni. Peccato, inoltre, il non aver trovato nessun profilo di Denis Onyango. A questo nome corrisponde il portiere titolare ugandese che ha vinto nel 2016 il trofeo di miglior giocatore africano a livello continentale. Ha 39 anni e in patria qualcuno lo chiama il Buffon africano.

Uganda

Una Coppa d’Africa che latita sul web e non in grado probabilmente di regalare un grande spettacolo in campo. Poi però, quando si pensa di bocciarla del tutto, è capace di farci imbattere in una canzone cantata da Abiba e Sidiki Diabate. Un brano dedicato all’edizione del 2017, pieno di sorrisi colori e genuina vivacità. Solo a quel punto si rimette in gioco tutto… e se avessero ragione loro?

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