SONO ANCORA QUA, EH GIA'

Che fine ha fatto ‘il Terribile’? Ormai è Ivan ‘il calcolatore’

Pubblicato da TheMagicBox il 19 agosto 2016 alle 12:25

Perdi 3-0 ma vinci, vinci lo stesso. Dev’essere stato il leitmotiv nella testa di Ivan Bogdanov nel viaggio di ritorno da Sassuolo a Belgrado, dove la sua Stella Rossa ha riportato in patria tre pere in saccoccia, contro la banda terribile (positivamente, in questo caso) di Eusebio Di Francesco.

Sulle prime, in tanti non avevano riconosciuto quel bestione tatuato a torso nudo. O meglio, ai più ricordava qualcuno di imprecisato. Beh, era normale non averlo in mente con esattezza: erano passati sei anni da quando Ivan ‘il terribile’ si presentò a Genova (per Italia-Serbia) con qualche centinaia di energumeni, mettendo a ferro e fuoco il Ferraris. Le dita a formare il numero tre, le 3 S: Sloga Srbina Spasava, l’unità salva la Serbia. Fedeli a quel patriottismo che da sempre li ha distinti.

ivan(Ivan Bogdanov, 12 ottobre 2010, scatenò l’inferno a Genova)

Sostanza di quel 12 ottobre 2010: Bogdanov in carcere e un daspo di 5 anni che gli proibiva l’ingresso negli stadi italiani e nel Belpaese, a partire dal maggio 2011 insieme ad altri 15 ultras. Verrà spedito in patria poco dopo il fermo e passare quasi due anni in carcere, per fatti non attinenti a quelli di Marassi. Tanto per dire.
Insomma facendo due calcoli, nemmeno troppo difficili, i ‘famosi’ cinque anni sono trascorsi e l’omaccione aveva dunque ‘tutto il diritto’ di presenziare al Mapei Stadium ieri sera.

Nonostante le paure, i supporter ospiti si sono ben comportati: Ivan Bogdanov avrà cambiato, dunque, soprannome? Non provate più a chiamarlo ‘il Terribile’, piuttosto Ivan ‘il calcolatore’. Cinque anni e un paio di mesi prima rientrare in Italia, giusto giusto. E Bogdanov è ancora qui.

ivan il terribile post

Sulla nostra pagina Facebook abbiamo voluto sottolineare il fatto con ironia, in tempo reale, eppure viene da chiedersi se le autorità fossero a conoscenza di questa comparsata. Ieri, i media avevano sottolineato come le misure di sicurezza avessero funzionato a dovere: in particolare il sistema di filtraggio poco fuori Sassuolo, ma anche al confine italiano ed in quello serbo. Verrebbe da dire: tutto è bene, quel che finisce bene. Sì ma Bogdanov al Mapei cosa ci faceva? E’ giusto che le istituzioni lo accolgano come se nulla fosse, come un tifoso qualunque?

C’è chi dirà: “La giustizia ha già fatto il suo corso“. Un corso un po’ strano, non trovate? Pensate a Mario Ferri ‘il Falco‘, quello delle invasioni di campo. Certo anch’egli è un bel rompiscatole: interrompe la partite, si infiltra nei ‘blindatissimi’ festeggiamenti del Real Madrid in Champions League … ma almeno strappa un sorriso. Eppure le sue sgroppate sul prato verde gli sono costate cinque anni di Daspo. Tanti quanti quelli che vennero dati ad Ivan Bogdanov. Che strano corso.

Oppure i controlli che domenicalmente vengono effettuati fuori dagli stadi: zainetti dei bambini fatti aprire (manco contenessero bombe carta al posto dei panini), lettura dettagliata della carta d’identità di tutti i componenti della famiglia (differenza enorme se il nonno allo stadio porta Elena e non Eleonora) o talvolta l’ombrello che viene classificato ‘arma contundente’. Ognuno può trarre le proprie considerazioni: la meticolosità dei controlli, in sè per sè, è certamente giusta (anche se talvolta poco giustificata). Forse, però, tutto arriva con troppa facilità  se, da un lato, il bambino deve aprire uno zainetto, molto meno se, dall’altro, bisogna fermare l’ingresso di un grosso e minaccioso ultras.

mario ferri falco(Mario Ferri, detto ‘il Falco’, in una delle sue invasioni di campo)

Ivan ‘il calcolatore’, ieri, lo avrà pensato sicuramente:” Maggio 2011, agosto 2016. Ormai sono libero“. Ha vinto lui.

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